– a cura di GERETS –

Il suono della frontiera

Seguire con l’orecchio il ronzio allontanarsi e la sua voce metallica affievolirsi.

La grandezza del disegno sonoro che si creava nell’aria, i ghirigori invisibili che si producevano, il piacere o anche il fastidio.

E oltre l’udito, il tatto.

Le scottature sui polpacci delle ragazze.

E poi l’olfatto: con le esalazioni della miscela di aria, olio e zolfo.

E il gusto: il sapore quasi alcolico e bruciante della benzina.

E infine la vista, anticipata dall’immaginazione.

Gli incantatori di serpenti.

La fiera di Pushkar.

Il deserto.

L’elettricità.

Aspettare che esca la sua ombra – when you come back.

Ispirato da: Elio Mandara

No input, no output.
Se non metti dentro roba non uscirà nulla.
Persone, sentimenti, emozioni, struggimento, goduria, casualità, chiacchiere, cinema, televisione, tecnologia, eros, aggressione, dolcezza, fotografie, libri, viaggi, giornali, riviste, blog, scritte sui muri, cartelli stradali, annunci mortuari, incantatori di serpenti, la giungla, la foresta, il mare, lasciarsi andare, perdere il controllo, mostre d’arte, orari dei treni, lavoro, sport, spirito, scienza, tutto.
Tutto da fare.
Tutto da immaginare.
Tutto da mixare.
Ovunque persempre.
Become the tiger.
Become Gallerish.

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